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Il nostro manifesto: Menestrelli del Tram, avanti tutta!

 

La spinta motivazionale del gruppo de I Menestrelli del Tram prende avvio da un verso di Dante che diventa anche il motto: Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.

L’ATM è composta da tante splendide figure professionali, il conducente di linea, l’agente di stazione, l’operaio tecnico che ripara l’autobus o il tram e, nell’immaginario collettivo bello o brutto che sia, sono costoro l’interfaccia aziendale, sono costoro che, collocati quasi tutti nei gradini più bassi dell’organigramma aziendale, compongono la libera Associazione Culturale de I Menestrelli del Tram operante nell’ambito della Fondazione ATM.

Come nascono i Menestrelli del Tram?

Un gruppo di lavoratori tranvieri uniti dall’amore per i libri decide di dare vita a una associazione culturale nel luogo di lavoro. L’associazione nasce nel settembre 2005 con l’idea iniziale di ricostituire le vecchie e abbandonate biblioteche aziendali attive durante tutti gli anni ’60 e ’70, i cui testi giacciono ancora oggi accatastati e impolverati nei sotterranei degli edifici. Erano gli anni in cui nelle aziende prevaleva il rapporto diretto tra la direzione e i dipendenti e nella società si imponeva un generale atteggiamento critico verso le istituzioni e i suoi valori. La sopravvivenza delle biblioteche a gestione sindacale testimonia il clima allora diffuso; il ripristino delle biblioteche dovrebbe rendere possibile l’accesso al prestito interaziendale, ma il progetto è attualmente ancora sospeso per mancanza dei locali per la conservazione dei libri.

 

Estemporanee gare di pittura, concorsi e presentazioni per conoscere poeti e scrittori tranvieri, concorsi fotografici, incontri organizzati per visitare mostre d’arte, circoli di lettura, corsi di formazione ed infine spettacoli teatrali, questo è in sintesi il programma.

 

Il circolo di lettura aziendale itinerante, da questo progetto nasce l’idea di chiamarsi “Menestrelli”, è fonte di grande orgoglio perchè è assodata ormai la “disabitudine” degli italiani alla lettura. Una indagine condotta sul periodo compreso fra il 1980 e il 2003  e comparsa su La Stampa rivela che, se la Calabria avesse avuto negli anni Settanta il tasso di lettura della Liguria, oggi la produttività della regione sarebbe di 50 punti più elevata. Ciò basti a dimostrare l’importanza della lettura per la crescita non solo intellettuale, ma anche economica. I Menestrelli del Tram sono riusciti a far leggere in soli otto mesi ai propri colleghi tranvieri ben cinque romanzi dei migliori autori della narrativa americana del Novecento (Fitzgerald, Salinger, Steinbeck, Hemingway, Bukowski). Inoltre, per invogliare alla lettura è attiva nell’azienda il book-crossing, moda americana di far girare di mano in mano liberamente e gratuitamente i libri.

Partendo dal presupposto che migliorare il benessere dei collaboratori in un clima aziendale rispettoso delle diverse espressioni individuali significa investire sul capitale umano, principale responsabile del prodotto o del servizio fornito da un’organizzazione, questa attività di circolo di lettura vuole diventare un’occasione formativa per una crescita personale oltre che culturale, e non ridursi a mero intrattenimento.

 

I concetti di tempo lavorativo e di tempo libero, che non sono mai del tutto separati, qui si mostrano con evidenza e fra i due viene a ridursi la distanza: il romanzo comodamente letto sul divano della propria casa è oggetto di discussione nella sala riunioni di una delle tante divisioni (o dipartimenti) aziendali. Gli incontri, grazie alla disponibilità dell’azienda, si tengono nelle salette mensa o del break-caffè, nelle officine e nella sala dove normalmente si svolgono le attività manageriali. Quest’ultima scelta non è casuale, ma è un invito rivolto a tutti ad aderire all’iniziativa, poiché: “non vi è comunicazione quando l’imperatore raggiunge il suddito ma quando anche il suddito raggiunge l’imperatore”. Sono, così, create le condizioni necessarie affinché tutti i componenti  di un’organizzazione si apprestino al reciproco ascolto.

Gli incontri si svolgono a partire dalla presentazione del libro e dalla relazione introduttiva da parte di colui/colei che ha proposto il romanzo, si procede poi alla libera espressione delle opinioni di ciascuno e, infine, si annuncia il testo che si dovrà leggere per la volta successiva. Tale modalità consente di riflettere sui più svariati temi e sulle opinione di ciascuno, di parlare in pubblico e di ascoltare, il che non è poco.

 

E così i libri si trasformano in veicoli per avvicinarsi ai colleghi e i testi proposti divengono occasione per avviare discussioni sulle problematiche più frequenti negli ambienti di lavoro: con il postino Chinaski/Bukowski e il suo Post Office si affrontano temi come la burocratizzazione, l’alienazione e la disumanizzazione frutto della peggiore taylorizzazione: “[…] Chinaski, venga qui un attimo. Li vede quei numeri dipinti in fondo alle caselle? Quei numeri indicano il numero di pezzi che bisogna infilarci in un minuto. Una cassetta di 60 centimetri deve essere svuotata in 23 minuti. E lei ci ha messo 5 minuti in più […] sarò costretto a farle un’ammonizione, Chinaski”. Ma il protagonista, testardamente prova ad instaurare un dialogo semplicemente logico con l’addetto al personale:“Mettiamo che mi capiti una cassetta leggera. Ogni tanto succede che io riesca a svuotare una cassetta in 5 o in 8 minuti. Mettiamo che io la vuoti in 8 minuti. Secondo i tempi di produzione standard faccio risparmiare 15 minuti alle poste. Ora, secondo lei posso usare quei 15 minuti per andare giù alla tavola calda, farmi una fetta di torta col gelato […]?”. Vi risparmiamo la risposta dell’addetto al personale! Questi argomenti inducono, però, a riflettere sui ruoli organizzativi e le componenti di prescrittività e di discrezionalità che ciascun ruolo comporta.

 

Dalle pagine del racconto della Serrao sul gioco del lotto si può riflettere sul significato e sul valore del lavoro, ideale assente nella Napoli dell’ottocento, come esortazione allo sviluppo civile e occasione per infondere dignità all’uomo: “la grande città si era data a quell’impetuosa e gioconda fatica non per l’amore del lavoro, in sé, per quel lavoro che è causa e conseguenza di benessere che è, in sé, fondamento di bontà e di decoro; la grande città non si era abbandonata a quella fervente attività, per uno scopo immediatamente civile, miglioramento igienico o industriale, esposizioni di arte e di commercio, trasformazione di vecchi quartieri o creazioni di nuovi: era per il carnevale, […] il carnevale sino all’entusiasmo, il carnevale sino al delirio”.

 

Quanti, uomini e donne, nei luoghi di lavoro vengono dimenticati come persone e trasformati in matricole, numeri, e, ahimè, “costi per l’azienda”! Per molti il destino è segnato fin dall’assunzione, non è previsto cambiamento, evoluzione e crescita professionale: sei stato assunto per svolgere una mansione in una certa posizione e in tale ruolo resterai fino alla fine. Così per Giovanni Drogo de Il deserto del Tartari: “Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastioni, sua prima destinazione […]”, ed ultima, diremo noi anticipando la fine del romanzo: “Così Drogo ancora una volta risale la valle della Fortezza ed ha quindici anni da vivere in meno […]”.

 

Per concludere, in accordo con Paul Watzlawick che afferma che “tutto ciò che si evolve, cresce, fiorisce si muove a piccoli passi”, i Menestrelli con i loro Circoli di Lettura, in un’azienda che annovera circa novemila dipendenti, si muovono a piccoli passi, dando valore alle piccole cose, perché credono fermamente in quello che fanno. Per ora sono come una goccia di colore dentro un secchio di vernice bianca, ma presto in tanti impugneranno il pennello e coloreranno questa grande azienda che è l’ATM rendendola ancora più bella! È un tentativo, forse un’utopia, chissà, ma i Menestrelli, malgrado il generale nichilismo, ci credono. 

 

Milano, 2005

La presidente

Nuccia Malescio